Sabato, 03 Agosto 2019 00:08

Cosa fare se il datore di lavoro non paga lo stipendio: retribuzione e differenze retributive, dal ricorso per decreto ingiuntivo, alla causa in Tribunale.

Come si difende il lavoratore nel caso in cui il datore di lavoro non abbia corrisposto una o più buste paga oppure abbia corrisposto busta paga per un importo differente e inferiore rispetto alle ore effettivamente lavorate?

Con il termine retribuzione, generalmente si intende il corrispettivo che spetta al lavoratore per l'attività lavorativa svolta. È la principale obbligazione in capo al datore di lavoro, che connota il rapporto come un contratto oneroso di scambio (o a prestazioni corrispettive). Nel caso di retribuzione percepita da un lavoratore dipendente si usano solitamente i termini (che non sono sinonimi) salario e stipendio.

Le differenze retributive, invece,  sono date dalla differenza tra quanto percepito e quanto realmente ed effettivamente spettante al lavoratore in relazione a:

  • lavoro straordinario o notturno o festivo
  • livello di inquadramento diverso rispetto alle mansioni svolte
  • premi o superminimi non riconosciuti
  • ferie o permessi goduti in misura diversa
  • trasferte effettuate e non pagate

Il mancato pagamento dello stipendio/salario

In caso di mancato pagamento di una o più mensilità, ed in presenza di una certificazione del credito, normalmente consistente nella cd “busta paga”( ma anche nel contratto di lavoro, lettera di assunzione, Certificazione Unica), il lavoratore può procedere con un ricorso per decreto ingiuntivo, ossia un procedimento breve che permette di ottenere dal tribunale un ordine di pagamento diretto al datore di lavoro, che potrà scegliere se saldare il debito o meno entro 40 giorni dalla notifica.

Le buste paga, infatti, costituiscono una piena prova dei dati che in esse sono indicati e consentono pertanto di ottenere un provvedimento giudiziale, (Decreto Ingiuntivo) inaudita altera parte, cioè senza l'instaurazione di un contraddittorio.

Le differenze retributive

Nel caso di recupero delle differenze retributive, purtroppo, è più complicato poiché, a differenza dello stipendio\salario, questi sono crediti che generalmente, per loro natura, non sono quasi mai certificati, e pertanto il dipendente dovrà procedere con l’avvio di una causa ordinaria (meno celere rispetto al decreto ingiuntivo), al fine di dimostrare, non solo l’esistenza della prestazione lavorativa, ma anche la differenza tra quanto corrisposto dal datore di lavoro e quanto effettivamente lavorato.

Infatti, facendo riferimento ad ambiti diversi della “vita retributiva” del lavoratore, tutte queste differenze hanno una diversa modalità operativa di riconoscimento (utile ai fini del pagamento), con l’onere della prova a carico del lavoratore. Significa cioè che il lavoratore dovrà descrivere al legale che lo rappresenta, per filo e per segno, per poi provarlo in giudizio, ciò che ha originato la sua pretesa.

Ad esempio: se sarà lo straordinario, dovrà precisare tutti gli orari giornalieri, settimanali o mensili che ritiene di aver svolto specificando perché dovrebbero essere in più rispetto alle ore pagate. Se sarà il livello di inquadramento, il lavoratore dovrà specificare quali attività svolge quotidianamente in modo da consentire la verifica della corrispondenza delle stesse rispetto ad un livello particolare del contratto collettivo nazionale di lavoro. Se saranno premi o superminimi, il lavoratore dovrà dimostrare che  il premio o superminimo in realtà non veniva dato per particolari meriti ma solo per aumentare la retribuzione o che magari veniva elargito con cadenza fissa. Se saranno ferie o permessi goduti in modo diverso da quello indicato nella busta paga, il lavoratore dovrà indicare le diverse giornate in cui ha fruito delle ferie o dei permessi o al contrario la sua presenza sul luogo di lavoro e quindi il mancato utilizzo dei giorni di riposo. Se infine si tratterà di trasferte, dovrà essere fornito l’elenco dei luoghi di spostamento, le tempistiche, le giornate ecc.

Mettere insieme queste informazioni da un lato può essere difficile ma è assolutamente necessario per valutare se siano fondate le richieste.

Di che importo sono a credito?

Per conferire ai dati una quantificazione economica, sarà necessario ricorrere all’ausilio di un consulente del lavoro, il quale sarà fondamentale per capire l’entità delle differenze retributive e quindi, poi, l’opportunità di attivarsi per recuperarle. La relazione di quest’ultimo verrà poi depositata nel fascicolo del ricorrente (cosiddetta perizia di parte). Essa non ha valore di prova, salvo che non contestata. In particolare, i conteggi possono avere valore di convincimento sul giudice se non contestati dalla controparte.

 Dopo quanto tempo si può fare causa al datore di lavoro?

Il datore di lavoro si considera inadempiente già nel momento stesso in cui scade il termine per il pagamento della busta paga mensile: non vi sono quindi termini minimi da rispettare prima di poter procedere giudizialmente nei confronti di questi. Tuttavia, prudenza e convenienza suggeriscono sempre di procedere prima con una richiesta stragiudiziale, anche mediante una semplice lettera di diffida del proprio avvocato, in cui si dà un termine all’azienda per pagare la retribuzione non corrisposta.

In sintesi

Si può ottenere il decreto ingiuntivo in presenza di prova scritta, e dunque se il dipendente ha delle buste paghe firmate solo per accettazione, ma non per quietanza, dove è precisato l’importo a cui egli avrebbe diritto. Altrettanto, si può agire con decreto ingiuntivo se c’è una dichiarazione scritta del datore di lavoro in cui ammette il proprio debito. Si può ancora ricorrere al decreto ingiuntivo in presenza di una lettera di assunzione o un contratto di lavoro nel quale è ben indicato l’inquadramento del dipendente, le mansioni e, quindi, la figura nell’ambito del contratto collettivo nazionale, in modo tale che, dalla lettura di quest’ultimo, è facile intuire il credito spettante.

Non si può, invece, ricorrere al decreto ingiuntivo, nel caso in cui il dipendente rivendichi straordinari o differenze per mansioni superiori: poiché, in tal caso, sarà necessario prima provare l’effettivo svolgimento di tali attività, che di certo difficilmente può risultare da documento scritto.

Tale prova può però agevolmente essere fornita mediante documenti cartacei, file audio e video, foto e registrazioni (perché sì, si può registrare la conversazione) e non meno importante sarà necessario supportare le proprie differenze con dei testimoni. Possono testimoniare in favore del lavoratore ricorrente anche familiari, coniuge, colleghi di lavoro. Solo le parti in causa e chi vi abbia un interesse personale e diretto non può mai essere testimone.

Esecuzione forzata e fallimento

Se il datore di lavoro non ottempera al pagamento degli stipendi arretrati, anche se costretto dall’esito di una causa o da un decreto ingiuntivo, il lavoratore potrà procedere con:

- Esecuzione forzata nei confronti dei beni posseduti dal datore di lavoro (conti correnti bancari, immobili, automobili o altro).

- Dichiarazione di fallimento: il Fondo di garanzia dell’INPS rimborserà gli ultimi tre stipendi e il TFR maturato, mentre per i crediti restanti il lavoratore dovrà insinuarsi al passivo del fallimento.

In fine è opportuno ricordare che nelle cause di lavoro il dipendente deve essere sempre assistito da un avvocato. Pertanto è necessario affidarsi ad uno studio legale specializzato in materia, che possa prestare la propria opera di consulenza ed assistenza, sia giudiziale che stragiudiziale, al fine di valutare tutti gli scenari possibili, e concordare con il cliente la migliore strategia da porre in essere e le opportune azioni da intraprendere, per la soluzione della vicenda.